gennaio 18th, 2009

Il relitto Misterioso” di Fabio Ruberti

Posted by admin in News

Anche se in guerra, il Mediterraneo e un paradiso terrestre a confronto del nostro mare!”. Cosi diceva il comandante van Erkel al suo secondo mentre scrutava la distesa d’acqua con il binocolo dalla torretta del suo O-23 nelle prime ore del mattino del 30 giugno 1941. Sicuramente, il cielo stellato, la luna, la fresca brezza mattutina, il clima mite e il mare tranquillo dell’estate mediterranea stridevano fortemente con i ricordi delle missioni passate nelI’oceano in tempesta sotto il cielo plumbeo della Norvegia e della Scozia. All’improvviso, il comandante intravide, nella luce stellare, la sagoma di un grosso cargo che navigava diritto verso Nord.

Il Sommergibile O-23

Con un gesto meccanico guardò I’orologio e vide che erano le 03.00 del mattino. “Questo e, perlomeno, di 8.000 tonnellate!”, esclamò, alludendo al bastimento, e ordinò di mettere la prua del sommergibile nella stessa direzione della nave avvistata, dando inizio a una caccia che terminerà ben dieci ore dopo. Alle 13.00 in punto, il comandante van Erkel, che guardava dal periscopio, finalmente si rese conto di essere a distanza utile per il lancio. II cargo in navigazione offriva la fiancata di dritta e il comandante diede I’ordine di lanciare, a distanza di quindici secondi ciascuno, quattro siluri, due di fabbricazione olandese e due inglesi, in quanto sapeva di non potersi fidare della qualita delle spolette. Sempre dal periscopio, vide tre esplosioni: una a prua, una sotto la plancia di comando e una a poppavia, sotto il fumaiolo. Vide anche che, quasi subito, dalla nave colpita vennero calate in mare le scialuppe di salvataggio cariche di marinai allo stesso tempo vennero pure lanciati in acqua galleggianti e salvagenti. La costa toscana non era lontana, il porto di San Vincenzo era il piu vicino e infatti, da lì si avvicinarono innumerevoli imbarcazioni da pesca, che prestarono i primi soccorsi, mentre sul posto arrivavano alcune unità militari di pattugliamento. II comandante van Erkel si rese conto che i naufraghi sarebbero stati presto in salvo e che la sua sicurezza poteva essere messa in pericolo dai “trawler” e dalle motovedette in avvicinamento. Decise, percio, di dare I’ordine di immersione rapida e di fare rotta verso Nord, in direzione di Capraia e Gorgona. I naufraghi, infatti, verranno tratti in salvo e sbarcati a San Vincenzo.
Di quel lontano naufragio non si parlò praticamente più. Cinquantacinque anni dopo, e circa otto anni fa, numerosi pescatori si rivolsero a Paolo Spinelli, noto subacqueo della zona denominato “Tarzan” e skipper dell’imbarcazione “Maria Giustina”, attrezzata di tutto punto per le immersioni, per verificare se si poteva fare qualcosa per salvare le loro reti, che si impigliavano continuamente sui resti della nave affondata. Portato sul relitto, a Spinelli bastarono poche immersioni per capire che sarebbe stato impossibile lavorare ad aria tra i 70 e gli 80 metri. L’unica cosa che si poteva fare, disse, era quella di tenersi alla larga da ciò che rimaneva di quel piroscafo, di cui, comunque, non si sapeva praticamente niente. Attraverso Paolo, la storia del relitto misterioso si allaccia al gruppo di subacquei tecnici toscani IANTD del “Wreck Project Research”, specializzati in immersioni con il trimix: Maurizio Bertini, Roberto Ciampi, Vincenzo La Scala e Stefano Sargenti, tutti addestrati dal trainer IANTD Fabrizio Giannelli.

Da sinistra: Roberto Ciampi, Fabio Ruberti, Stefano Sargenti, Vincenzo La Scala, Maurizio Bertini (Foto di Pierangelo Antoni)

In svariate occasioni, Paolo aveva avuto la dimostrazione dell’estrema perizia nel gestire e condurre immersioni profonde in miscela da parte del gruppo, e così, al termine di una discesa sull’Impavido, un altro relitto scoperto in zona, aveva deciso di confidare il segreto del relitto misterioso. Dopo vari preliminari, fu organizzata la prima immersione alla fine dell’agosto 2000. Le ottimali condizioni meteomarine furono di buon auspicio. La limpidezza dell’acqua permise ai subacquei di avere una chiara visione d’insieme di tutto il relitto, consentendo I’individuazione di caratteristiche salienti della nave, che successivamente si rivelarono indispensabili per arrivare alla sua identificazione. Possono essere facilmente comprensibili I’emozione e I’entusiasmo con i quali i sub toscani esplorarono per primi, dopo tanti anni, un relitto sconosciuto! Chi ha vissuto un’esperienza del genere può comprendere la sacralità del momento: la nave giaceva sulla fiancata di sinistra, con la prua orientata a 300 gradi. Dal ponte di comando si scorgevano distintarnente i due caratteristici bighi di carico, che servivano le stive di proravia e mezzavia. Verso poppa, due inconfondibili prese d’aria si staccavano dalla coperta e poco dietro si intravvedeva un cannone posto su un’altana di brandeggio. La fiancata di poppa giaceva sulla sabbia, a 80 metri di profondita, la parte piu alta del ponte di comando era a 64 metri e ovunque ondeggiavano con sagome spettrali, le reti perdute dai pescatori.

Disegno del Capacitas adagiato sul fianco di sinistra (Disegno di Silvia Innocenti)

E questo era solo I’inizio. Dopo alcune immersioni, i ragazzi del “WPR” decisero di contattarmi, interessando ufficialmente la lANTD. La ricerca storica, gia inizialmente sviluppata da Maurizio Bertini, lo “specialista” del gruppo, portò in seguito alla consultazione degli archivi della Ansaldo di Genova e degli archivi storici della Marina Reale Olandese, all’esatta identificazione del bastimento colato a picco e del sommergibile che I’aveva fatto affondare. Attraverso I’incrocio dei dati forniti dai due archivi, furono rilevati alcuni errori di registrazione, corretti nell’esposizione storica fornita da questo articolo.
Le successive immersioni portarono alla conferma pratica delle caratteristiche strutturali che identificavano il relitto con quello del piroscafo “Capacitas”, affondato alle ore 13.10 del 30 giugno 1941 al largo di San Vincenzo (LI) dal comandante del sommergibile O-23 Lt. Cdr. G.B.M. van Erkel. Molto proficui e precisi furono i contatti con I’archivio storico della Marina Reale Olandese (Koninklijke Marine).
Delle numerose immersioni di esplorazione svolte, possiamo descrivere la tipologia standard effettuata. L’imbarcazione utilizzata è sempre stata il “Maria Giustina”, comandata con estrema perizia dallo skipper Paolo Spinelli, che ha fornito tutta I’adeguata assistenza di superficie. Sul luogo di immersione, veniva messa in mare una boa a cui era ancorata la cima di discesa con la relativa zavorra sul fondo. Su tale cima veniva messo in opera un sistema decompressivo sganciabile, su cui venivano collocate le bombole di rispetto contenenti gli specifici gas decompressivi. Del team di sei persone, due coppie, a rotazione, svolgevano il compito esplorativo vero e proprio sul fondo, con incarichi specifici per ogni immersione, mentre la terza coppia forniva la necessaria sicurezza durante la risalita e la decompressione. Come miscela ternaria standard di fondo, veniva utilizzata una 15/40 (15% di ossigeno; 40% di elio), per la penetrazione all’interno del relitto una 15/50 (15 % di ossigeno, 50 % di elio); entrambe le miscele garantivano una PPO2 sul fondo non superiore a 1.4; i tempi di permanenza sul fondo variavano da 25 a 35 minuti. Come miscela di risalita e di decompressione alle quote più profonde veniva utilizzata una trimix 32 e una nitrox 80 come miscela decompressiva finale.
II piano decompressivo principale e quelli di contingenza venivano elaborati dal programma IANTD “Pro-Planner”. Ogni subacqueo di fondo utilizzava, inoltre, un computer da polso VR3, idoneo alla gestione multilivello delle miscele trimix. Ciò dava una enorme garanzia di sicurezza nella gestione della decompressione. Tutti i subacquei utilizzavano equipaggiamenti tecnici di alto livello della Dive Rite il supporto logistico per la miscelazione era dello IANTD Technical Facility “Sea World Sub”. II pedagno della cima di discesa veniva collocato quasi costantemente sulla parte alta della plancia di comando, posta a mezzavia, ed era così possibile toccare il fondo sulla parte piu alta della nave, a 64 metri. Nei giorni migliori la visibilità raggiungeva 30 metri e dalla plancia si poteva avere un’idea dell’imponenza della nave, lunga ben 117 metri. Ogni coppia di immersione aveva un cineoperatore, Stefano in una squadra e Fabrizio nell’altra. Un team esplorava la nave verso prua e I’altro verso poppa. Dalla plancia, riconoscevamo, verso prua, il bigo di carico, le stive, l’argano e le ancore ancora al loro posto; verso poppa, il bigo con le rispettive stive, le maniche a vento, il cannone da 75 mm, le eliche e il timone; ormai, il relitto non aveva per noi più nessun segreto.
Sembrava che le vecchie lamire ci volessero raccontare la loro storia attraverso le spettacolari immagini che ci offrivano. Al termine del tempo di fondo, iniziava la risalita poco più giù dei 40 metri, quota di cambio della prima miscela, attendeva il sub incaricato della sicurezza. Le tappe decompressive scorrevano tranquilte a 10 metri ci attendeva il secondo subacqueo responsabile della sicurezza e terminavamo le tappe sulI’impianto decompressivo.
In superficie, infine, a aspettava Paolo,con il suo “Maria Giustina” disancorato, pronto a soccorrere, in caso di emergenza, chi di noi non fosse risalito, per un’evenienza qualsiasi, fino alla stazione decompressiva. Una volta a bordo, effettuavamo il “debriefing”, raccoglievamo i dati e le misurazioni prese, visionavamo e commentavamo il video registrato. Al termine, ci aspettava I’immancabile pastasciutta di Paolo.

Sopra: Due Foto d’epoca del Capacitas

Relitto Capacitas

 

 

Nome: Capacitas
Tipo: Rinfusiera

Anno di costruzione: 1920
Cantiere: Ansaldo-Sangiorgio – Muggiano (Italia)
Armatore: Mare Nostrum S.A. di Navigazione – Genova (Italia)
Nazionalità: Italiana
Stazza lorda: 5.371 tonnellate
Stazza netta: 2.933 tonnellate
Portata lorda: 8.000 tonnellate
Lunghezza: 119,85 metri
Larghezza: 15,78 metri
Altezza: 8,57 metri
Immersione: 7,32 metri
Apparato motore: 3 turbine a vapore. 3 caldaie cilindriche monofronte a nafta
Cavalli asse: 2.890

Velocità: 12 (12,37) nodi
Stive: … x 9.190 m³

Data affondamento: 30 giugno 1941 ore 13:10
Causa affondamento: Siluramento da parte del sommergibile olandese O 24
Rotta: In navigazione da Genova a Napoli
Carico: Materiale “strategico” dell’epoca, successivamente recuperato il 12 luglio 1941

Località: San Vincenzo
Provincia : Livorno

Batimetrica: 80 m

articolo ripreso da acquasub.it


Comments are closed.