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	<title>Froggy Diver Club &#187; News</title>
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		<title>Vacanza tra i fondali del Mar Rosso e le piramidi dell&#8217;Egitto</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 17:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È arrivato il momento di prenderci una vacanza! Ebbene sì, dall&#8217;11 al 18 aprile si è organizzando una settimana tra i fondali e le piramidi dell&#8217;Egitto. L&#8217;invito è rivolto a tutti anche ai non sub per maggiori informazioni su prezzi orari precisi e logistica contattateci telefonicamente o al giovedì sera in sede oppure via mail [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È arrivato il momento di prenderci una vacanza! Ebbene sì, dall&#8217;11 al 18 aprile si è organizzando una settimana tra i fondali e le piramidi dell&#8217;Egitto. L&#8217;invito è rivolto a tutti anche ai non sub per maggiori informazioni su prezzi orari precisi e logistica contattateci telefonicamente o al giovedì sera in sede oppure via mail specificando quante persone, quanti sub e non. Si ricorda per tempo che per l&#8217;Egitto è preferibie e più sbrigativo possedere il passaporto valido, in alternativa ma sconsigliamo, la più laboriosa carta d&#8217;identità con allegate foto tessera e incartamenti che comunicheremo agli interessati. Più siamo e più ci divertiamo! Vi aspettiamo numerosi.</p>
<p><strong>ECCO IL PROGRAMMA</strong></p>
<p>HOTEL ***** SONESTA PHARAOH HURGHADA 7 NOTTI ALL INCLUSIVE<br />
Le camere dispongono di servizi privati, asciugacapelli, tv satellitare, aria condizionata, telefono, minibar, cassetta di sicurezza. Il trattamento all inclusive comprende: acqua minerale, soft drink, the, caffè, alcolici locali ai pasti e durante l’arco della giornata fino alle ore 24:00. Snack in tarda mattinata e nel pomeriggio presso i vari punti di ristoro.<br />
N.B.: Le bevande sono alla spina quelle in lattina o di importazione e caffè espresso al bar non sono incluse, tutti gli snack e le bevande consumati dopo le ore 24 sono a pagamento.</p>
<p>Adulti € 760,00 &#8211; Bambini € 330,00*  (02/12 anni non compiuti, iscritti sul passaporto dei genitori) &#8211; Supplemento camera singola € 125,00<br />
<em>comprende:</em><br />
Voli andata e ritorno con franchigia bagaglio 15 kg + 5 kg a mano per persona &#8211; Tasse aeroportuali &#8211; Visto per l’Egitto &#8211; Assistenza in villaggio &#8211; Assicurazione medico-bagaglio-annullamento.</p>
<p><em>Pagamento:</em><br />
Anticipo del 50% per la prenotazione &#8211; Saldo 1 mese prima della partenza<br />
*L’offerta bambini 2/12 è limitata dai posti max 5 camere con 3° e 4° letto, oltre verrà applicato un supplemento.<br />
Tutta l’offerta è valida per un gruppo di 16 adulti paganti. Adeguamento carburante fino a 20 giorni prima della partenza</p>
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		<title>Ritrovata corazzata italiana &#8220;Giuseppe Garibaldi&#8221;</title>
		<link>http://www.froggydiverclub.com/2009/10/10/ritrovata-corazzata-italiana-giuseppe-garibaldi/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 13:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ZAGABRIA &#8211; Il relitto dell&#8217;incrociatore corazzato &#8216;Giuseppe Garibaldi&#8217;, della marina militare del Regno d&#8217;Italia, affondato nel 1915, è stato ritrovato ieri nel mare della Croazia da un gruppo di sub ed archeologi croati impegnati nella ricerca di navi affondate nell&#8217;Adriatico.
Fino a quest&#8217;anno era rimasto sconosciuto il preciso luogo in cui l&#8217;incrociatore è stato affondato all&#8217;inzio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ZAGABRIA &#8211; Il relitto dell&#8217;incrociatore corazzato &#8216;Giuseppe Garibaldi&#8217;, della marina militare del Regno d&#8217;Italia, affondato nel 1915, è stato ritrovato ieri nel mare della Croazia da un gruppo di sub ed archeologi croati impegnati nella ricerca di navi affondate nell&#8217;Adriatico.</p>
<p>Fino a quest&#8217;anno era rimasto sconosciuto il preciso luogo in cui l&#8217;incrociatore è stato affondato all&#8217;inzio della Prima guerra mondiale, ma dopo alcune ricerche storiche si è arrivati a tentativi precisi per individuare la nave. L&#8217;associazione di sub «Dragor Lux» di Zagabria, alla fine, ha trovato questa settimana il relitto di una nave da guerra che quasi certamente é il &#8216;Giuseppe Garibaldi&#8217;, alcune miglia dalla costa davanti a Dubrovnik, alla profondità di 122 metri. Si tratta della maggiore profondità alla quale è finora stata rinvenuta una nave nella parte croata dell&#8217;Adriatico.</p>
<p>Nella notte del 18 luglio 1915, la nave fu silurata dal sommergibile austriaco U4. In quel momento a bordo vi erano più di 550 membri dell&#8217;equipaggio, di cui 53 morirono nell&#8217;attacco.</p>
<p>Secondo alcune stime nell&#8217;Adriatico giacciono circa due mila relitti: finora ne sono stati ritrovati alcune centinaia.</p>
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		<title>Anfore romane scoperte in casa di 72enne</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Riconduce ad Arezzo, nella casa di un pensionato 72enne, un’inchiesta dei Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze. In casa del 72enne i carabinieri hanno infatti rinvenuto alcune anfore provenienti da un sito archeologico marino di epoca romana non censito ufficialmente, situato nello specchio di mare delle Formiche di Grosseto, di fronte alla costa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riconduce ad Arezzo, nella casa di un pensionato 72enne, un’inchiesta dei Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze. In casa del 72enne i carabinieri hanno infatti rinvenuto alcune anfore provenienti da un sito archeologico marino di epoca romana non censito ufficialmente, situato nello specchio di mare delle Formiche di Grosseto, di fronte alla costa del Parco dell’Uccellina, a 50 metri di profondità.<br />
L’indagine è scattata grazie ad un carabiniere in borghese del servizio navale di Genova che l’estate scorsa ha assistito casualmente ad un colloquio fra appassionati di archeologia in un ristorante maremmano. Uno dei presenti raccontava del sito archeologico da cui sosteneva di aver prelevato svariate anfore e altri contenitori per il trasporto di liquidi, andate perdute nel naufragio di alcune navi romane. Le anfore erano databili fra il primo secolo a.c. e il terzo d.c.; alcune di esse dopo lunghe indagini sono state rinvenute in casa del pensionato aretino che è stato denunciato per ricettazione, ma secondo i Carabinieri è anche sospettato di aver partecipato direttamente al saccheggio del sito. Altri reperti sono stati poi sequestrati in casa di alcuni suoi conoscenti di Prato che però non risultano indagati.<br />
Nel frattempo i reparti sommozzatori dei Carabinieri hanno recuperato la parte di reperti rimasta ancora nel sito. Le anfore sequestrate, se immesse nel mercato, avrebbero avuto un valore di circa  60mila euro.</p>
<p>&#8211; www.arezzonotizie.com</p>
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		<title>La subacquea pre-moderna.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto dal libro &#8221; L&#8217;Aventure sous-marin&#8221; di Philippe Diolé, ed. unica, 1953
&#8230;Non abbiamo la pretesa di rifare la storia completa dell&#8217;immersione, già scritta più volte; vogliamo soprattutto segnalarne le tappe. Eccoci alla fine della prima, quella in cui l&#8217;immersione era considerata come un&#8217;arte e precipuamente un&#8217;arte militare. Ci basterà sottolineare che per tutta quest&#8217;epoca i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Tahoma" size="2">Tratto dal libro &#8221; L&#8217;Aventure sous-marin&#8221; di Philippe Diolé, ed. unica, 1953</font></p>
<p><font face="Tahoma" size="2">&#8230;Non abbiamo la pretesa di rifare la storia completa dell&#8217;immersione, già scritta più volte; vogliamo soprattutto segnalarne le tappe. Eccoci alla fine della prima, quella in cui l&#8217;immersione era considerata come un&#8217;arte e precipuamente un&#8217;arte militare. Ci basterà sottolineare che per tutta quest&#8217;epoca i fondi marini non furono ritenuti inaccessibili o spaventosi.<br />
Si può supporre che quegli antichi tuffatori abbiano eguagliato le imprese dei pescatori di perle o di spugne; raggiungevano la profondità di venti metri (eccezionalmente quaranta) aiutandosi con una grossa pietra e facevano sott&#8217;acqua soste di due minuti.<br />
Ignoriamo se le tradizioni mediterranee comportassero esercizi respiratori prima dell&#8217;entrata in acqua. Forse un giorno verrà alla luce anche un testo in proposito. E&#8217; noto che gli indigeni del Pacifico hanno costume di espirare a fondo e adagio adagio parecchie riprese quando si preparano ad immergersi, e così facendo obbediscono ad una tradizione antichissima. La durata della loro sosta sott&#8217;acqua se ne trova accresciuta, chè una parte di anidride carbonica viene eliminata ed il sangue si carica di ossigeno.<br />
Recentemente si è sperimentato sui tuffatori l&#8217;effetto dell&#8217;ossigeno puro respirato a terra durante pochi secondi: l&#8217;immersione può allora raggiungere quindici minuti.<br />
Per tre secoli, dal 1565 al 1837, dall&#8217;assedio di Malta allo scafandro di Augusto Siebe, la conquista dell&#8217;acqua farà trascurabili progressi. Questo confuso periodo è segnato da imprese realizzate con tini e conche che ricordano i lébèta greci. La parte più pittoresca ha del fantastico e concerne macchine da immersione che, fortunatamente per i loro inventori, non furono mai messe alla prova. Salviamo da questa farragine questo nome: quello di William Phipps, di cui Marcel Schwob ha raccontato l&#8217;avventura nelle sue &#8220;Vite Immaginarie&#8221;. Questo figlio di calzolaio ripescò l&#8217;oro di un galeone incagliato al largo di Hispaniola (l&#8217;attuale Haiti). Il re lo fece Sir. Era ricco e governatore del Massachusetts. Perdette il posto e la fortuna. Morì in prigione a Londra, miserabile.<br />
Contrariamente a ciò che alcuni storici hanno scritto, non sembra che Phipps sia ricorso ad una macchina di immersione di sua invenzione; probabile invece che, più semplicemente, egli si sia servito di tuffatori indigeni.<br />
Il relitto che esplorò era del resto incagliato a poca profondità. Il caso di Halley è più interessante. Questo astronomo, attirato dal fondo dei mari, utilizzava la tradizionale campana da palombaro. La sua innovazione consistette in un dispositivo che permetteva di regolarne l&#8217;aria; immergeva a tal fine delle botti vuote su cui si erano innestati tubi che andavano a introdursi sotto la campana e aprendo il tappo di queste botti, la pressione dell&#8217;acqua scacciava l&#8217;aria fin nella campana. Halley fece anche di più: adattò al tuffatore un casco di legno collegato con un tubo al grande tino riempito d&#8217;aria. Era il primo abbozzo di uno scafandro.<br />
A tutte queste varie attività sottomarine era mancata sino ad allora una base scientifica, di cui Archimede era stato, si può dire, l&#8217;unico a preoccuparsi. Ma con quello di Halley (1656-1742) giunsero i contributi di Torricelli (1608-1647), di Pascal (1623-1662) e di Denis Papin (1647-1714). A questi dati scientifici si ispirerà segnatamente l&#8217;opera del tedesco Klingert. Costui sperimentò con successo, il 23 giugno 1797, nell&#8217;Oder, uno scafandro a mantice. Perfezionò questo apparecchio, vi aggiunse un serbatoio dove l&#8217;aria era compressa dalla pressione stessa dell&#8217;acqua e che permetteva di regolare la profondità di immersione. Il principio dello scafandro moderno era trovato. I materiali però tradivano ancora le intenzioni degli inventori. Klingert per primo, ebbe l&#8217;idea di foggiare il suo casco in stagno, ma la tecnica della fabbricazione restava tuttavia molto primitiva.<br />
Da secoli, gli sperimentatori maneggiavano delle conche che sott&#8217;acqua si rovesciavano, delle botti che scoppiavano e dei tubi di cuoio spalmati di cera che lasciavano sfuggire l&#8217;aria. Prima di sostituire questo materiale eteroclito bisognerà ancora attendere che l&#8217;industria fornisca il rame, l&#8217;acciaio e soprattutto la gomma.</font></p>
<p align="left">
<table border="0" width="99%">
<tr>
<td><font face="Tahoma" size="2"> E&#8217; l&#8217;ora di Augusto Siebe. Era nato in Sassonia nel 1788 e morì a Londra, ove si era stabilito, nel 1872.Nel 1819, Augusto Siebe fabbricò il suo primo scafandro: un piccolo casco metallico prolungato da una tunica chiusa alla vita; l&#8217;aria inviata da una pompa si scaricava dalla cintura. Nel 1837 realizzò un apparecchio, semplice e robusto, fondato sui principi ancora oggi universalmente in uso, comprendente un costume stagno e un elmo amovibile, munito di valvole d&#8217;immissione e di uscita dell&#8217;aria. Questo scafandro fu adottato non solo dalla Marina Inglese, ma anche da quella Francese, privilegio di cui la ditta Siebe, divenuta attualmente la Casa Siebe e Gorman, godette sino al 1857.<br />
Senza apportare sostanzialmente perfezionamenti decisivi, il francese Cabirol fece opera utile familiarizzando il grande pubblico con un congegno assolutamente nuovo per quei tempi. Meridionale, infaticabile sperimentatore, collezionista di ricompense e di medaglie, approfittò dell&#8217;esposizione di Parigi nel 1855 per effettuare immersioni nella Senna che attirarono la folla e a cui assistette il principe Napoleone, cugino dell&#8217;Imperatore. Non diminuiamo troppo i meriti di Cabirol: grazie a lui l&#8217;impiego dello scafandro si estendeva e un forzato di Tolone raggiungeva la profondità giudicata per allora considerevole di quaranta metri.<br />
L&#8217;ingegnere minerario Rouquayrol e il luogotenente di vascello Denayrouze idearono altri perfezionamenti, aggiungendo allo scafandro un regolatore di pressione e ponendo sul dorso del palombaro un serbatoio d&#8217;aria che gli consentiva una certa autonomia. </font></td>
</tr>
</table>
<p><font face="Tahoma" size="2">L&#8217;uso dello scafandro si era rapidamente sviluppato, ed anche quello del &lt;&lt;cassone pneumatico&gt;&gt;; verso la fine del secolo XIX il mondo fu colto da una febbre di grandi opere e tra tanti monumenti pubblici che si edificavano, buon numero avevano le basi nell&#8217;acqua: banchine, ponti, fari. Per costruire queste fondazioni immerse, gli ingegneri impiantarono dei cassoni in cui l&#8217;aria compressa si opponeva all&#8217;entrata dell&#8217;acqua. Gli operai che vi lavoravano furono vittime di malesseri e di accidenti già osservati nei palombari: c&#8217;era un &lt;&lt; male dei cassoni&gt;&gt;. Bends, lo chiamarono gli anglosassoni, cioè curvature. Il male, infatti, oltre a cagionare semplici pruriti, provocava pure dolori muscolari o articolari, tumefazioni,<br />
disordini nervosi, paralisi. Alcune vittime rimangono inferme per sempre; si verificano anche morti fulminee, inspiegabili. I medici cercarono invano le cause di questi accidenti o le attribuirono al freddo e all&#8217;umidità.</font></p>
<p align="left">
<table border="0" width="99%">
<tr>
<td><font face="Tahoma" size="2"> Il merito di aver dato una spiegazione scientifica a detti fenomeni spetta al fisiologo francese Paul Bert (1833-1886).Studiando la vita in atmosfera compressa e anche la vita in depressione, mostrò l&#8217;affinità del &lt;&lt; male dei cassoni &gt;&gt; con il &lt;&lt;male degli aeronauti&gt;&gt;, poiché tra il 1870 e il 1900 l&#8217;uomo esplora ad un tempo l&#8217;aria e l&#8217;acqua: è non soltanto l&#8217;epoca delle immersioni, ma anche delle ascensioni in pallone. Paul Bert espose le sue scoperte su tale questione in due opere : &#8221; Lezioni sulla fisiologia comparata della respirazione&#8221; (1870) e &#8221; La pressione barometrica&#8221; (1878), mettendo in evidenza la parte avuta negli incidenti sopra descritti dall&#8217;azoto sciolto nei tessuti che, in ragione della sua inerzia, si libera solo lentamente alla decompressione, formando bolle che intralciano la circolazione sanguigna. </font></td>
</tr>
</table>
<p><font face="Tahoma" size="2">Mal si comprende come lezioni tanto chiare ed essenziali siano state così lente a penetrare negli spiriti.&lt;&lt; Male dei cassoni &gt;&gt; e &lt;&lt; male degli aeronauti &gt;&gt; continuano a mietere vittime , e ciò che più conta, tra gli scienziati. Il 15 aprile del 1875- cinque anni dopo la pubblicazione delle Lezioni di Paul Bert &#8211; tre aeronauti, Crocé Spinelli, Gaston Tissandier e Sivel, partiti per esplorare gli alti strati dell&#8217;atmosfera a bordo del pallone &#8221; Lo Zenit &#8220;, raggiunsero in balzi successivi 8600 metri. Quando alla discesa Tissandier uscì da un profondo torpore, si accorse che i suoi due compagni erano morti. Paul Bert , si dice, aveva invano tentato di metterli in guardia contro i pericoli da cui erano minacciati.<br />
Paul Bert era in rapporti con Siebe a Londra, dove le sue lezioni furono senza dubbio meglio ascoltate che in Francia poiché l&#8217;opera iniziata dal fisiologo francese fu seguita da J.B.S. Haldane e dai suoi collaboratori.<br />
Questi studi condussero nel 1906 al metodo di &lt;&lt; decompressione per quote&gt;&gt; e alla compilazione di una &lt;&lt;tabella di decompressione&gt;&gt;. Gli inglesi acquisirono così per parecchi anni un&#8217;incontestabile supremazia nel campo dell&#8217;immersione profonda.<br />
Il palombaro, vincolato al tubo e alla corda, tuffatore al guinzaglio, non fa ancora figura di conquistatore. Un manuale dell&#8217;epoca, parlando della cura con cui con cui bisogna vigilare sulla sicurezza del palombaro, spiega che questa vigilanza deve eguagliare quella di una balia che segua con gli occhi un bambino nelle dande.<br />
Il &lt;&lt; bambino &gt;&gt; però conquisterà presto la libertà. Ed a questo si giungerà non tanto allo scopo di agevolare il lavoro umano sott&#8217;acqua, quanto per salvare vite umane: durante anni e anni tutti gli sforzi tenderanno a dotare il personale dei sommergibili di un mezzo di evasione, poiché disastri come quelli del Farfadet e del Lutin (sommergibili francesi affondati con tutto il loro equipaggio, di cui tratteremo un giorno), avevano commosso vivamente l&#8217;opinione pubblica.<br />
Si è detto che Rouquayrol e Denayrouze avevano fatto dello scafandro di Siebe e Cabirol un congegno autonomo, sostituendo alla pompa un serbatoio d&#8217;aria compressa posto sul dorso del palombaro; ma avevano conservato l&#8217;elmo, il costume, le calzature di piombo.<br />
Uno scafandro così difficile da indossare ed ingombrante era inadatto al salvataggio dei sommergibili. Dopo un certo periodo di brancolamento comparvero apparecchi più leggeri ma ancora imperfetti. Tale fu lo scafandro Boutan, adottato per un certo tempo dalla Marina francese.<br />
Un progresso decisivo fu realizzato nel 1915 da Sir Robert Davis, con la creazione del &lt;&lt; Submarine escape apparatus &gt;&gt; , un apparecchio di salvataggio subacqueo che non comporta costume né calzature piombate. Una bombola contenente ossigeno ad alta pressione lo eroga in un sacco a mezzo di un rubinetto aperto dal palombaro ; questi strige tra i denti un boccaglio per cui aspira il gas ed espelle l&#8217;aria viziata, la quale prima di ritornare al sacco , detto &lt;&lt; falso polmone&gt;&gt;, viene epurata da una capsula assorbente.<br />
Tuttavia questo progresso tecnico non apriva le porte del mondo sottomarino e rimaneva da superare una tappa in cui la psicologia aveva una parte non minore dell&#8217;industria. In effetti, grazie a Sir R. H. Davis, era sorto un nuovo tipo di tuffatore che non ricordava più affatto il palombaro di Siebe e di Cabirol; non era più un bambino nelle &lt;&lt; dande &gt;&gt; che camminava sul fondo come sulle uova, ma un agile nuotatore muoventesi orizzontalmente tra le acque. La sua attività restava nonpertanto eccezionale , era considerata rischiosa. I sommergibilisti che utilizzavano questi apparecchi non pensavano certo ad esplorare il fondo del mare, in quanto il problema da risolvere era strettamente militare : si trattava di evacuare uno scafo immerso superando alla meglio uno spessore d&#8217;acqua più o meno alto. Le esperienze per la prova di tali congegni si svolgevano quasi sempre allo stesso modo: il sommergibile era adagiato su un fondale di una decina di metri, successivamente si apriva ai membri dell&#8217;equipaggio munito dell&#8217;apparecchio respiratorio una vasca da cui essi evadevano, sforzandosi di rallentare l&#8217;ascesa. In superficie un battello li raccoglieva.<br />
Al comandante Le Prieur spetta il grande merito di aver pensato di invertire il senso del percorso, e di aver voluto discendere nel mare piuttosto che sottrarvisi in una breve fuga verso la superficie. Forse egli pose mente a quel tragitto dall&#8217;alto in basso perché non era un sommergibilista.<br />
Incidente senza dubbio decisivo : fin dall&#8217;inizio della carriera dovette per necessità di servizio immergersi con lo scafandro : nel 1905 quando era allievo ufficiale a bordo del Dupetit Thouards nei mari della Cina , per visitare un relitto, e due anni più tardi , quando era imbarcato sul D&#8217;Entrecasteaux, per disincagliare un&#8217;elica. Fin da allora sognò un apparecchio semplice che consentisse di immergersi a piccole profondità.<br />
Nel 1925 ideò un primo scafandro autonomo, perfezionato poi nel 1933, composto di una bombola d&#8217;aria compressa, di una maschera e di un riduttore. La provvista d&#8217;aria permetteva soste di una ventina di minuti a sette o otto metri, e di un quarto d&#8217;ora a quindici metri. L&#8217;innovazione di questo sistema era che al tuffatore non veniva più imposta una respirazione in circuito chiuso ; l&#8217;aria viziata non si epurava più a mezzo di un filtro malsicuro , come nel Boutan e nel Davis, ma si scaricava invece in acqua attraverso gli orli della maschera, eliminando così uno dei rischi dell&#8217;immersione, l&#8217;intossicazione con anidride carbonica. Altro vantaggio , l&#8217;apparecchio utilizzava aria compressa e non ossigeno, pericoloso a forti pressioni. Il tuffatore riceveva quest&#8217;aria mediante un riduttore, alla pressione stessa dell&#8217;acqua ambiente; però la riceveva continuamente, regolandone l&#8217;afflusso nella maschera con un rubinetto a punzone che veniva manovrato all&#8217;inizio dell&#8217;immersione; ne risultava evidentemente uno spreco e relativa abbreviazione della durata della sosta; la sicurezza però se ne trovava accresciuta.<br />
Nel 1935, il comandante De Corlieu completava l&#8217;equipaggiamento creando le pinne di gomma adottate presentemente da tutti i cacciatori sottomarini e di cui i tuffatori non potrebbero più fare a meno. Fu dunque il comandante Le Prieur ad aprire quest&#8217;ultima tappa della conquista del mare. A lui dobbiamo la nostra felicità sottomarina. E&#8217; lui che dopo un&#8217;eclissi di due millenni ha ritrovato il cammino delle profondità dove l&#8217;uomo può avventurarsi solo.<br />
Un altro passo avanti fu compiuto nel 1943. Quell&#8217;anno due imprese provarono che lo scafandro autonomo non aveva ancora raggiunto né il limite dei suoi perfezionamenti né quello del suo impiego.<br />
Nel luglio del 1943, Gerorges Comheines al largo di Marsiglia discendeva a &#8211; 53 mt. e risaliva in due minuti. Era equipaggiato con un congegno di sua invenzione, variante dell&#8217;apparecchio Le Prieur : due bombole d&#8217;acciaio contenenti aria compressa a duecento chili e assicurate con cinghie sul dorso , un riduttore ed una maschera fornita di valvola di evacuazione dell&#8217;aria viziata. La novità di tale congegno stava nel fatto che il riduttore , invece di fornire l&#8217;aria continuamente sin dall&#8217;apertura del rubinetto , la erogava solo ad ogni aspirazione; di qui una economia nel consumo ed una conseguente maggior durata dell&#8217;immersione.<br />
Nell&#8217;ottobre di quello stesso anno , sempre davanti a Marsiglia, Frédéric Dumas raggiungeva i &#8211; 62 mt. e risaliva lui pure in due minuti. Lo scafandro utilizzato era una creazione del luogotenente di vascello Jacques-Yves Cousteau e dell&#8217;ingegner Gagnan, e presentava, in confronto ai congegni precedenti , una maggior robustezza e semplicità. Si componeva essenzialmente di un riduttore che liberava l&#8217;aria &lt;&lt; a richiesta &gt;&gt; , qualunque fosse la posizione del tuffatore, e in luogo delle maschere comuni occhiali da cacciatore sottomarino, racchiudenti gli occhi e il naso. Il nuotatore stringeva tra i denti un boccaglio di gomma, da cui attraverso il riduttore affluiva l&#8217;aria delle bombole. </font></p>
<p><font face="Tahoma" size="2"> A cura di , Walter Cucchi, membro della Historical Diving   Society Italia   </font></p>
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		<title>Il relitto Misterioso&#8221; di Fabio Ruberti</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 16:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se in guerra, il Mediterraneo e un paradiso terrestre a confronto del nostro mare!&#8221;. Cosi diceva il comandante van Erkel al suo secondo mentre scrutava la distesa d&#8217;acqua con il binocolo dalla torretta del suo O-23 nelle prime ore del mattino del 30 giugno 1941. Sicuramente, il cielo stellato, la luna, la fresca brezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se in guerra, il Mediterraneo e un paradiso terrestre a confronto del nostro mare!&#8221;. Cosi diceva il comandante van Erkel al suo secondo mentre scrutava la distesa d&#8217;acqua con il binocolo dalla torretta del suo O-23 nelle prime ore del mattino del 30 giugno 1941. Sicuramente, il cielo stellato, la luna, la fresca brezza mattutina, il clima mite e il mare tranquillo dell&#8217;estate mediterranea stridevano fortemente con i ricordi delle missioni passate nelI&#8217;oceano in tempesta sotto il cielo plumbeo della Norvegia e della Scozia. All&#8217;improvviso, il comandante intravide, nella luce stellare, la sagoma di un grosso cargo che navigava diritto verso Nord.</p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%">
<tr>
<td align="center"><img src="http://www.aquasub.it/img/O-23.jpg" border="1" height="200" width="440" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="qualifica" align="center">Il Sommergibile                                O-23</td>
</tr>
</table>
<p>Con un gesto meccanico guardò I&#8217;orologio e vide che erano le 03.00 del mattino. &#8220;Questo e, perlomeno, di 8.000 tonnellate!&#8221;, esclamò, alludendo al bastimento, e ordinò di mettere la prua del sommergibile nella stessa direzione della nave avvistata, dando inizio a una caccia che terminerà ben dieci ore dopo. Alle 13.00 in punto, il comandante van Erkel, che guardava dal periscopio, finalmente si rese conto di essere a distanza utile per il lancio. II cargo in navigazione offriva la fiancata di dritta e il comandante diede I&#8217;ordine di lanciare, a distanza di quindici secondi ciascuno, quattro siluri, due di fabbricazione olandese e due inglesi, in quanto sapeva di non potersi fidare della qualita delle spolette. Sempre dal periscopio, vide tre esplosioni: una a prua, una sotto la plancia di comando e una a poppavia, sotto il fumaiolo. Vide anche che, quasi subito, dalla nave colpita vennero calate in mare le scialuppe di salvataggio cariche di marinai allo stesso tempo vennero pure lanciati in acqua galleggianti e salvagenti. La costa toscana non era lontana, il porto di San Vincenzo era il piu vicino e infatti, da lì si avvicinarono innumerevoli imbarcazioni da pesca, che prestarono i primi soccorsi, mentre sul posto arrivavano alcune unità militari di pattugliamento. II comandante van Erkel si rese conto che i naufraghi sarebbero stati presto in salvo e che la sua sicurezza poteva essere messa in pericolo dai &#8220;trawler&#8221; e dalle motovedette in avvicinamento. Decise, percio, di dare I&#8217;ordine di immersione rapida e di fare rotta verso Nord, in direzione di Capraia e Gorgona. I naufraghi, infatti, verranno tratti in salvo e sbarcati a San Vincenzo.<br />
Di quel lontano naufragio non si parlò praticamente più. Cinquantacinque anni dopo, e circa otto anni fa, numerosi pescatori si rivolsero a Paolo Spinelli, noto subacqueo della zona denominato &#8220;Tarzan&#8221; e skipper dell&#8217;imbarcazione &#8220;Maria Giustina&#8221;, attrezzata di tutto punto per le immersioni, per verificare se si poteva fare qualcosa per salvare le loro reti, che si impigliavano continuamente sui resti della nave affondata. Portato sul relitto, a Spinelli bastarono poche immersioni per capire che sarebbe stato impossibile lavorare ad aria tra i 70 e gli 80 metri. L&#8217;unica cosa che si poteva fare, disse, era quella di tenersi alla larga da ciò che rimaneva di quel piroscafo, di cui, comunque, non si sapeva praticamente niente. Attraverso Paolo, la storia del relitto misterioso si allaccia al gruppo di subacquei tecnici toscani IANTD del &#8220;Wreck Project Research&#8221;, specializzati in immersioni con il trimix: Maurizio Bertini, Roberto Ciampi, Vincenzo La Scala e Stefano Sargenti, tutti addestrati dal trainer IANTD Fabrizio Giannelli.</p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%">
<tr>
<td align="center"><font class="testo" color="#ffffff" face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="1"><img src="http://www.aquasub.it/img/team_WPS.jpg" border="1" height="220" width="300" /></font></td>
</tr>
<tr>
<td class="qualifica" align="center">Da sinistra:                                Roberto Ciampi, Fabio Ruberti, Stefano Sargenti,                                Vincenzo La Scala, Maurizio Bertini (Foto di Pierangelo                                Antoni)</td>
</tr>
</table>
<p>In svariate occasioni, Paolo aveva avuto la dimostrazione dell&#8217;estrema perizia nel gestire e condurre immersioni profonde in miscela da parte del gruppo, e così, al termine di una discesa sull&#8217;Impavido, un altro relitto scoperto in zona, aveva deciso di confidare il segreto del relitto misterioso. Dopo vari preliminari, fu organizzata la prima immersione alla fine dell&#8217;agosto 2000. Le ottimali condizioni meteomarine furono di buon auspicio. La limpidezza dell&#8217;acqua permise ai subacquei di avere una chiara visione d&#8217;insieme di tutto il relitto, consentendo I&#8217;individuazione di caratteristiche salienti della nave, che successivamente si rivelarono indispensabili per arrivare alla sua identificazione. Possono essere facilmente comprensibili I&#8217;emozione e I&#8217;entusiasmo con i quali i sub toscani esplorarono per primi, dopo tanti anni, un relitto sconosciuto! Chi ha vissuto un&#8217;esperienza del genere può comprendere la sacralità del momento: la nave giaceva sulla fiancata di sinistra, con la prua orientata a 300 gradi. Dal ponte di comando si scorgevano distintarnente i due caratteristici bighi di carico, che servivano le stive di proravia e mezzavia. Verso poppa, due inconfondibili prese d&#8217;aria si staccavano dalla coperta e poco dietro si intravvedeva un cannone posto su un&#8217;altana di brandeggio. La fiancata di poppa giaceva sulla sabbia, a 80 metri di profondita, la parte piu alta del ponte di comando era a 64 metri e ovunque ondeggiavano con sagome spettrali, le reti perdute dai pescatori.</p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%">
<tr>
<td align="center"><font class="testo" color="#ffffff" face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="1"><img src="http://www.aquasub.it/img/disegno_capacitas.jpg" border="1" height="154" width="440" /></font></td>
</tr>
<tr>
<td class="qualifica" align="center">Disegno del Capacitas                                adagiato sul fianco di sinistra (Disegno di Silvia                                Innocenti)</td>
</tr>
</table>
<p>E questo era solo I&#8217;inizio. Dopo alcune immersioni, i ragazzi del &#8220;WPR&#8221; decisero di contattarmi, interessando ufficialmente la lANTD. La ricerca storica, gia inizialmente sviluppata da Maurizio Bertini, lo &#8220;specialista&#8221; del gruppo, portò in seguito alla consultazione degli archivi della Ansaldo di Genova e degli archivi storici della Marina Reale Olandese, all&#8217;esatta identificazione del bastimento colato a picco e del sommergibile che I&#8217;aveva fatto affondare. Attraverso I&#8217;incrocio dei dati forniti dai due archivi, furono rilevati alcuni errori di registrazione, corretti nell&#8217;esposizione storica fornita da questo articolo.<br />
Le successive immersioni portarono alla conferma pratica delle caratteristiche strutturali che identificavano il relitto con quello del piroscafo &#8220;Capacitas&#8221;, affondato alle ore 13.10 del 30 giugno 1941 al largo di San Vincenzo (LI) dal comandante del sommergibile O-23 Lt. Cdr. G.B.M. van Erkel. Molto proficui e precisi furono i contatti con I&#8217;archivio storico della Marina Reale Olandese (Koninklijke Marine).<br />
Delle numerose immersioni di esplorazione svolte, possiamo descrivere la tipologia standard effettuata. L&#8217;imbarcazione utilizzata è sempre stata il &#8220;Maria Giustina&#8221;, comandata con estrema perizia dallo skipper Paolo Spinelli, che ha fornito tutta I&#8217;adeguata assistenza di superficie. Sul luogo di immersione, veniva messa in mare una boa a cui era ancorata la cima di discesa con la relativa zavorra sul fondo. Su tale cima veniva messo in opera un sistema decompressivo sganciabile, su cui venivano collocate le bombole di rispetto contenenti gli specifici gas decompressivi. Del team di sei persone, due coppie, a rotazione, svolgevano il compito esplorativo vero e proprio sul fondo, con incarichi specifici per ogni immersione, mentre la terza coppia forniva la necessaria sicurezza durante la risalita e la decompressione. Come miscela ternaria standard di fondo, veniva utilizzata una 15/40 (15% di ossigeno; 40% di elio), per la penetrazione all&#8217;interno del relitto una 15/50 (15 % di ossigeno, 50 % di elio); entrambe le miscele garantivano una PPO2 sul fondo non superiore a 1.4; i tempi di permanenza sul fondo variavano da 25 a 35 minuti. Come miscela di risalita e di decompressione alle quote più profonde veniva utilizzata una trimix 32 e una nitrox 80 come miscela decompressiva finale.<br />
II piano decompressivo principale e quelli di contingenza venivano elaborati dal programma IANTD &#8220;Pro-Planner&#8221;. Ogni subacqueo di fondo utilizzava, inoltre, un computer da polso VR3, idoneo alla gestione multilivello delle miscele trimix. Ciò dava una enorme garanzia di sicurezza nella gestione della decompressione. Tutti i subacquei utilizzavano equipaggiamenti tecnici di alto livello della Dive Rite il supporto logistico per la miscelazione era dello IANTD Technical Facility &#8220;Sea World Sub&#8221;. II pedagno della cima di discesa veniva collocato quasi costantemente sulla parte alta della plancia di comando, posta a mezzavia, ed era così possibile toccare il fondo sulla parte piu alta della nave, a 64 metri. Nei giorni migliori la visibilità raggiungeva 30 metri e dalla plancia si poteva avere un&#8217;idea dell&#8217;imponenza della nave, lunga ben 117 metri. Ogni coppia di immersione aveva un cineoperatore, Stefano in una squadra e Fabrizio nell&#8217;altra. Un team esplorava la nave verso prua e I&#8217;altro verso poppa. Dalla plancia, riconoscevamo, verso prua, il bigo di carico, le stive, l&#8217;argano e le ancore ancora al loro posto; verso poppa, il bigo con le rispettive stive, le maniche a vento, il cannone da 75 mm, le eliche e il timone; ormai, il relitto non aveva per noi più nessun segreto.<br />
Sembrava che le vecchie lamire ci volessero raccontare la loro storia attraverso le spettacolari immagini che ci offrivano. Al termine del tempo di fondo, iniziava la risalita poco più giù dei 40 metri, quota di cambio della prima miscela, attendeva il sub incaricato della sicurezza. Le tappe decompressive scorrevano tranquilte a 10 metri ci attendeva il secondo subacqueo responsabile della sicurezza e terminavamo le tappe sulI&#8217;impianto decompressivo.<br />
In superficie, infine, a aspettava Paolo,con il suo &#8220;Maria Giustina&#8221; disancorato, pronto a soccorrere, in caso di emergenza, chi di noi non fosse risalito, per un&#8217;evenienza qualsiasi, fino alla stazione decompressiva. Una volta a bordo, effettuavamo il &#8220;debriefing&#8221;, raccoglievamo i dati e le misurazioni prese, visionavamo e commentavamo il video registrato. Al termine, ci aspettava I&#8217;immancabile pastasciutta di Paolo.</p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" height="991" width="468">
<tr>
<td align="center"><img src="http://www.aquasub.it/img/capacitas_foto_storica01.jpg" align="left" border="1" height="198" width="440" /><img src="http://www.aquasub.it/img/capacitas_foto_storica02.jpg" align="left" border="1" height="301" width="440" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="qualifica" align="center">Sopra: Due Foto                                d&#8217;epoca del Capacitas</p>
<p align="left"><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/relitto_capacitas_02-1.jpg" title="Relitto Capacitas"><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/relitto_capacitas_02-1.jpg" alt="Relitto Capacitas" height="327" width="440" /></a></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">Nome: <span class="qualifica">Capacitas </span><br />
Tipo: <span class="qualifica">Rinfusiera </span></p>
<p align="left"> Anno di costruzione: <span class="qualifica">1920 </span><br />
Cantiere: <span class="qualifica">Ansaldo-Sangiorgio                            &#8211; Muggiano (Italia) </span><br />
Armatore: <span class="qualifica">Mare Nostrum S.A.                            di Navigazione &#8211; Genova (Italia) </span><br />
Nazionalità: <span class="qualifica">Italiana                            </span><br />
Stazza lorda: <span class="qualifica">5.371 tonnellate                            </span><br />
Stazza netta: <span class="qualifica">2.933 tonnellate                            </span><br />
Portata lorda: <span class="qualifica">8.000 tonnellate                            </span><br />
Lunghezza: <span class="qualifica">119,85 metri </span><br />
Larghezza: <span class="qualifica">15,78 metri </span><br />
Altezza: <span class="qualifica">8,57 metri </span><br />
Immersione: <span class="qualifica">7,32 metri </span><br />
Apparato motore: <span class="qualifica">3 turbine a                            vapore. 3 caldaie cilindriche monofronte a nafta </span><br />
Cavalli asse: <span class="qualifica">2.890 </span></p>
<p><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/relitto_capacitas_02-1.jpg" title="Relitto Capacitas"></a></p>
<p align="left"> Velocità: <span class="qualifica">12 (12,37)                            nodi </span><br />
Stive: <span class="qualifica">… x 9.190 m³</span></p>
<p align="left">Data affondamento: <span class="qualifica">30 giugno                            1941 ore 13:10 </span><br />
Causa affondamento: <span class="qualifica">Siluramento                            da parte del sommergibile olandese O 24 </span><br />
Rotta: <span class="qualifica">In navigazione da Genova                            a Napoli </span><br />
Carico: <span class="qualifica">Materiale &#8220;strategico&#8221;                            dell&#8217;epoca, successivamente recuperato il 12 luglio                            1941</span></p>
<p align="left">Località: <span class="qualifica">San Vincenzo                            </span><br />
Provincia : <span class="qualifica">Livorno </span>
</p>
<p align="left">Batimetrica: <span class="qualifica">80 m</span></p>
<p align="left">articolo ripreso da acquasub.it</p>
</td>
</tr>
</table>
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		<title>Natale 2008</title>
		<link>http://www.froggydiverclub.com/2008/12/25/natale-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 16:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Froggy</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/auguri-froggy001.jpg" alt="natale 2008"  width="440" height="522"/></p>
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		<title>Racconto di un&#8217;immersione in quota</title>
		<link>http://www.froggydiverclub.com/2007/10/26/racconto-di-un-immersione-in-quota/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 16:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Froggy</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.froggydiverclub.com/2007/10/26/27/</guid>
		<description><![CDATA[
Il Froggy racconta un’immersione a 2585 metri di altitudine. Infatti le meraviglie della subacquea, questa volta, si spostano tra le imponenti rocce del Passo Tonale dove è sito uno specchio d’acqua conosciuto come laghetto Paradiso. Si arriva in auto fino a quota 1880 metri circa, e poi attrezzatura in spalla fino alla funivia, dove troviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0003.jpg" title="Link diretto al file"><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0003.thumbnail.jpg" alt="mvc-0003.jpg" height="128" width="170" /></a></p>
<p>Il Froggy racconta un’immersione a 2585 metri di altitudine. Infatti le meraviglie della subacquea, questa volta, si spostano tra le imponenti rocce del Passo Tonale dove è sito uno specchio d’acqua conosciuto come laghetto Paradiso. Si arriva in auto fino a quota 1880 metri circa, e poi attrezzatura in spalla fino alla funivia, dove troviamo sciatori ed alpinisti increduli alla vista di subacquei in un luogo così insolito.</p>
<p><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0004.jpg" title="Link diretto al file"><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0004.thumbnail.jpg" alt="mvc-0004.jpg" height="128" width="170" /></a><br />
Giunti a 2585 mt di altitudine ai piedi del ghiacciaio Presena, iniziano i preparativi per l’immersione, tra emozione e qualche fiocco di neve Alessio e Barbara danno le ultime istruzioni visto che per questo tipo di immersione occorre uno speciale addestramento. Infatti l’immersione in quota comporta dei rischi maggiori a causa di due fattori principali, la scarsa percentuale di ossigeno disciolta in aria e la minore pressione atmosferica, il tutto pianificato prima della partenza con l’uso di tabelle speciali e profili al computer. L’immersione ha inizio, la temperatura esterna è di 7° C e quella dell’acqua è di 2° C, la visibilità è molto scarsa ma si può comunque intravedere sul fondo qualche colpo di mortaio e delle strutture di ferro risalenti alla prima guerra mondiale. Alla fine dell’immersione tutti freddolosamente divertiti facciamo un applauso al ricco bottino portato in superficie dai pirati Alessio e Gianluca, il tutto consisteva in una piovra (vera) ed circa 3 etti di vongole, (a loro dire poca cosa visto l’inizio della stagione fredda). Che sia stato uno simpatico scherzo? Ma!  Di questa esperienza ci resta comunque il ricordo dei residuati bellici che giacciono su fondale come testimonianza delle battaglie combattute tra Italia e Austria in quell’angolo di mondo così bello da dare addirittura il nome al laghetto “Paradiso” e tale deve rimanere.</p>
<p>a cura di  T.  BARBARA</p>
<p><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0009.jpg" title="Link diretto al file"><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0009.thumbnail.jpg" alt="mvc-0009.jpg" height="128" width="169" /></a><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0001.jpg" title="Link diretto al file"><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/mvc-0001.thumbnail.jpg" alt="mvc-0001.jpg" height="128" width="170" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>È arrivato il momento di cambiare “VESTITO”</title>
		<link>http://www.froggydiverclub.com/2007/10/26/e-arrivato-il-momento-di-cambiare-vestito/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 16:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Froggy</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
Con il sopraggiungere dell’inverno per noi sub diventa meno confortevole affrontare le immersioni in maniera divertente e rilassante per l’abbassamento della temperatura esterna e chiaramente, in acqua, le temperature scendono a 4-5° sopra lo zero ed in alcuni casi anche meno. Ecco allora che rispolveriamo la muta stagna per chi già la possiede, e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/alessio-hi-tech.jpg" title="Link diretto al file"><img src="http://www.froggydiverclub.com/wp-content/uploads/alessio-hi-tech.thumbnail.jpg" alt="alessio-hi-tech.jpg" height="184" width="151" /></a></p>
<p>Con il sopraggiungere dell’inverno per noi sub diventa meno confortevole affrontare le immersioni in maniera divertente e rilassante per l’abbassamento della temperatura esterna e chiaramente, in acqua, le temperature scendono a 4-5° sopra lo zero ed in alcuni casi anche meno. Ecco allora che rispolveriamo la muta stagna per chi già la possiede, e per quelli che non ce l’hanno? La risposta sarebbe semplice: basta acquistarla !<br />
Ma quanto costa? Quale acquistare? Come si usa? Ma sopratutto è veramente confortevole e poco impegnativa? E di che materiale è confezionata?<br />
Dopo tutte queste domande può diventare veramente difficile fare un buon acquisto, visto e considerato che nella “giungla” delle offerte, degli sconti, e novità dai nomi spaziali va a finire che il nostro “vestito” ci verrà accostare molto e il più delle volte non è adatto allo scopo.<br />
Allora che fare?<br />
- Frequentare un corso per mute stagne dove apprendere le tecniche e l’uso corretto: durante il corso vi verranno spiegate le tipologie delle mute stagne con nozioni tecniche su valvole, tessuti e l’uso in acqua.<br />
Ecco perché è bene contare su persone fidate e con molta esperienza come il vostro istruttore, che consiglia volentieri, al contrario di chi invece pensa solo a lauti guadagni e, o all’amico che si improvvisa  profondo conoscitore dell’argomento.<br />
Attenzione dunque a proposte e prodotti fantasma, vi troverete con tasche vuote e attrezzature da sostituire.</p>
<p>a cura di D. M. ALESSIO</p>
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		<title>Lo stress nell’immersione</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 16:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Froggy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo stress è il vero, autentico, mostro nella corsa all’incidente subacqueo. Una corsa che ha sempre lo stesso schema a tre fasi;
1) &#8211; problema
2) &#8211; reazione
3) &#8211; soluzione del problema o incidente.
Lo stress prende parte alla fase 1 (la minor razionalità causata dallo stress può scatenare il problema o comunque crearne i presupposti) e ancor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stress è il vero, autentico, mostro nella corsa all’incidente subacqueo. Una corsa che ha sempre lo stesso schema a tre fasi;<br />
1) &#8211; problema<br />
2) &#8211; reazione<br />
3) &#8211; soluzione del problema o incidente.<br />
Lo stress prende parte alla fase 1 (la minor razionalità causata dallo stress può scatenare il problema o comunque crearne i presupposti) e ancor più drammaticamente prende parte alla fase 2. Problema  e incidente non sono affatto la stessa cosa. L’incidente non è per esempio essere rimasti senz’aria (problema) ma ciò che questo può provocare se la reazione non è adeguata. La reazione sbagliata di per sè può causare l’incidente e determinare la natura dello stesso. Nell’esempio precedente, ossia con l’ipotesi di rimanere senz’aria, se si risale senza espirare si rischia la sovradistensione polmonare, se espiriamo rischiamo la perdita di coscenza o l’annegamento. È dunque sulla reazione al problema che va posta tutta l’attenzione ai fini della sicurezza.<br />
È esattamente lì che si inserisce lo stress, pur avendo la “macchina della risposta” pronta ed efficente, spetta sempre all’uomo girare la chiave per accenderne il motore.<br />
- Quali possono essere i consigli per mantenere lo stress sotto controllo?<br />
Rigido rispetto dei propri limiti da non varcare già dalla pianificazione, specialmente nelle immersioni più impegnative e essere coscienti dei fattori stressanti che possono agire su di noi(tempo, esercizi, fattori ambientali e fisici, equipaggiamento, ecc.).<br />
Mantenere l’attrezzatura efficiente e nelle migliori condizioni, ma sopratutto immergersi con una certa frequenza per accumulare sempre nuove esperienze così da superare con minor fatica lo stress. Ricordiamo infatti che il Froggy Diver Club organizza uscite tutti i week-end dedicate oltre che ai nuovi corsi, anche a tutti coloro vogliano mantenersi in forma.</p>
<p>a cura di G. GIOSMIN</p>
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		<title>SIAMO TORNATI!</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 11:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Froggy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Froggy Diver Club è tornato online con un nuovo sito, nuova grafica, e nuove&#8230; novità!
Tornate presto a trovarci per vedere quali interessanti sviluppi ci aspettano!
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Froggy Diver Club </strong>è tornato online con un nuovo sito, nuova grafica, e nuove&#8230; novità!<br />
Tornate presto a trovarci per vedere quali interessanti sviluppi ci aspettano!</p>
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